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Orologi russi transizionali

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Gli orologi russi "transizionali"

Nell'orologeria russa, con il termine "transizionali" si allude a quegli orologi prodotti a cavallo tra la dissoluzione dell’USSR e la nascita della C.S.I., la Comunità degli Stati Indipendenti,  costituitasi  il 21 dicembre 1991 al termine di un processo politico e sociale, iniziato nel gennaio del 1990, che portò alla disintegrazione dell’Unione Sovietica.
Semplificando, il periodo transizionale è quello in cui l'USSS non c'era più, la Russia stava rinascendo (politicamente), ma non era ancora rinata e la CSI aveva appena preso forma e non si sapeva cosa sarebbe stata; in sintesi, non si sapeva se il futuro per tanti russi sarebbe stato "Made in Russia" o "Made in CSI".

Contesto storico ed individuazione del periodo transizionale

Dal gennaio del 1990 al dicembre del 1991, con un’accelerazione degli eventi a partire dall’agosto del 1991, si ebbero grandi cambiamenti negli Stati che componevano l’Unione Sovietica.
La maggiore democrazia voluta da Gorbaciov, permise in molti Stati dell’USSR l’emergere di voci, da tempo latenti e prima messe a tacere,  di dissenso  verso il potere centrale sovietico, dal quale molti stati volevano affrancarsi
In alcuni Stati del blocco sovietico, quelli della zona del Mar Baltico, grazie alle elezioni del 1990, le prime nella storia, andarono al governo partiti che in breve ottennero l’indipendenza da Mosca e l’uscita dall’USSR.
Di fronte a queste spinte secessioniste e rivoluzionarie verso il potere ufficiale, Gorbaciov ed il suo entourage offrono la prospettiva di un cambiamento da percorrere insieme, riformista, ma non demolitore, un cambiamento anche forte, ma spalmato nel tempo, condiviso, cercando di raggiungere un compromesso tra i conservatori ed i più riformisti.
Alla fine, come spesso capita in questi casi, chi si poneva come cuscinetto di contatto tra le parti opposte, restò solo.
Il 19 agosto 1990, all’indomani dell’entrata in vigore di un trattato tra gli stati dell’Unione  Sovietica che avrebbe sancito una nuova forma della confederazione, Gorbaciov fu tradito dall’ala più conservatrice del  potere sovietico e fu destituito nell’agosto del 1991, da un golpe che dopo 3 giorni fallì, grazie alla resistenza di molti moscoviti, guidati da Eltsin, un esponente politico dell’ala più riformatrice.

La conclusione di quel golpe, indebolì Gorbaciov, che non apparve più garante di tutte le parti, fece apparire inaffidabili le forze conservatrici ed in sintesi accrebbe il consenso attorno  ad Eltsin, presidente della Federazione Russa (lo stato principale dell'Unione).
Mentre soltanto il 17 marzo del 1991, in un referendum,  il 75% degli elettori nell’Unione Sovietica si era detta favorevole a mantenere l’Unione Sovietica, purché riformata, in un nuovo referendum  del 1 dicembre 1991, il 90% degli elettori votarono a favore dell’indipendenza di ciascuno Stato dagli altri.

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Il 26 dicembre 1991, l’Unione Sovietica cessò di esistere, sostituita dalla Comunità degli Stati Indipendenti, che nacque per mantenere dei rapporti economici privilegiati tra gli stati aderenti e per garantire alla Russia il mantenimento di una zona di influenza.

Scompare l'Unione Sovietica - nascono gli orologi transizionali

Sinteticamente, dalla decisione della dissoluzione dell’Unione Sovietica alla sua caduta, passò circa un mese.
Questo fu un tempo troppo breve per permettere alle industrie di aggiornare la propria produzione.
Molte industrie orologiere sovietiche, come la Boctok, avevano in quel periodo problemi di sovrapproduzione, cioè avevano i magazzini pieni di componenti pronte all’assemblaggio e costruite mentre l’USSR esisteva ancora.
I quadrante ad esempio, avevano la dicitura “CAEMANO B CCCP”, ovvero “Made in USSR”.
E’ chiaro che questi componenti non potevano essere distrutti; sarebbe stato un enorme danno economico, non giustificato dall’incoerenza di produrre mentre l’USSR era già finita, orologi con ancora la scritta “CAEMANO B CCCP”.
All’esaurirsi dei componenti già presenti in magazzino, si procedeva alla creazione di nuovi e non tutti furono subito modificati, anche qui, per ragioni economiche in quanto ad esempio la creazione di nuove grafiche per i fondelli, avrebbe dovuto richiedere la creazione di nuovi stampi.
I primi ad essere aggiornati ai tempi, furono i quadranti, che furono privati della scritta “CAEMANO B CCCP”; si trattava della modifica più facile da compiere, perché non richiedeva lo sviluppo di nuove grafiche.
Abbiamo quindi, a seguito del dicembre 1991 e per poco tempo, nel cosiddetto periodo transizionale, due tipi di produzioni:

  • orologi ancora perfettamente identici a quelli sovietici, cioè recanti la scritta “Made in USSR” sul quadrante, mentre in realtà l’USSR era già scomparsa.

  • orologi che hanno componenti sovietici e post sovietici

Questi ultimi, restano esemplari coevi, ovvero originali, identici a come uscirono di fabbrica e riflettono in un certo senso, il tempo che li ha generati.

  • Alle due tipologie di sopra, potremmo aggiungere quei nuovi orologi con nuove grafiche, cioè quadranti, con ancora una forte continuità stilistica con i precedenti, inseriti in una componentistica già presente a catalogo.


Differenza tra transizionali e franken (assemblati)

I confini della produzione transizionale, non sono ben delimitati, per la povertà di cataloghi attestanti le produzioni ufficiali (cioè coeve),  permettendo nel tempo ad alcuni di addurre le incertezze del periodo transizionale  per giustificare la coevità (l'originalità)  di esemplari franken, cioè non frutto di produzioni ufficiali, ma di privati assemblatori (e venditori) che hanno riutilizzato componenti diverse per ottenere esemplari da vendere.
Le affermazioni di questa parte, spesso sono giustificate sostenendo che nella confusione del periodo di transizionale, gli operai assemblavano con ciò che avevano, talvolta facendo balenare l'idea che non vi fosse nemmeno più una pianficiazione della produzione.
Premesso che visti i volumi di vendita è discutibile l'ultima affermazione, è oggettivo che "ciò che trovavano in  magazzino", potevano essere i componenti presenti immediatamente prima della fine del periodo sovietico e ciò che è stato costruito subito dopo; i componenti con cui gli addetti assemblavano non viaggiavano nel tempo. Un orologio con sfere di metà anni 90 inseriti in un contesto di epoca sovietica, fine anni '80, non è un orologio transizionale, ma un franken ovvero un orologio non coevo, un assemblato.
Facendo presente che un orologio può essere giudicato sotto diversi punti di vista, la conoscenza della coevità o meno di un orologio è importante unicamente per la consapevolezza di un eventuale acquisto; vi sono franken molto belli, ma averli pensandoli diversi da ciò che sono, non credo sia auspicabile.
La crisi economica che seguì alla costituzione della CSI, rende i confini della produzione ufficiale ancora meno demarcati, almeno per quelle case orologiere che più patirono le difficoltà economiche del momento e che furono  costrette a vendere grossi stocks di componenti, di fatto aiutando la produzione di "ibridi" o franken; questo pare essere il caso della Raketa, famosa azienda orologiera russa, recentemente riportata in auge, dopo il fallimento la colpì  a metà degli anni '90.

La produzione transizionale della Poljot

Per quanto riguarda la Poljot, la sua produzione, di cui ne abbiamo il catalogo del 1992, fu poco interessata dai cambiamenti del periodo transizionale.
La sua produzione aveva, in epoca sovietica, due mercati:

  • quello interno, con scritte in cirillico e prive di indicazioni del luogo di produzione

  • quello estero, con scritte in cirillico e recanti la scritta "Made in USSR"

Ancora prima della nascita della CSI, i mercati esteri avevano manifestato la preferenza per i quadranti con la scritta in cirillico, privi di riferimenti all'USSR per cui alla nascita della CSI, i modelli già a catalogo  non subirono modifiche, mentre i quadranti con i caratteri in latino, furono utilizzati finché dispnobili.
Soltanto verso il 1993, comparve su entrambi i tipi di caratteri, l'indicazione del luogo di produzione, ovvero "Made in Russia" per i quadranti a caratteri latini o "SDELANO B POCCANN" per quelli con scritte in cirillico.
La comparsa del luogo di tale scritta è presa a riferimento per indicare il termine del periodo transizionale.
per cui si è in un campo in cui ognuno può dire la propria ed è difficile contestarne la versione.
Se è facile, grazie ai cataloghi ufficiali, individuare la produzione ufficiale Poljot anche del periodo transizionale, altri libri cataloghi della metà deglli anni '90, ci mostrano l'esistenza di altri modelli con componentistica Poljot riferibile a periodo diversi, segno che anche la Poljot, nel bisogno di liquidità, vendette notevoli stocks di componenti ad assemblatori ben organizzati che vi aggiunsero nuovi quadranti; stiamo però parlando ormai di poco prima della metà degli anni '90.

La produzione transizionale della Boctok

La produzione in cui sono più chiare e limpide le conseguenze del periodo transizionale, è quella Boctok (Wostok); è qui che abbiamo orologi identici a quelli del periodo sovietico, ma privi di riferimento del luogo di produzione,  sono né "Made in USSR" né "Made in Russia" il che è l'essenza del periodo transizionale, un periodo, come scritto all'inizio, in cui non si sapeva che ruolo avrebbe assunto la CSI né che ruolo avrebbe assunto la Russia.
Un esempio di orologio transizionale autentico, è il komandirskie quadrante parà mostrato nel sotto, perfettamente sovietico in tutto, tranne che nel quadrante che si discosta da quelli del periodo sovietico perché privo della scritta “CAEMANO B CCCP”.

 
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