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Jobs Act

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Sono anni ormai, che in Italia e forse non solo qui, la politica è diventata solo un esercizio per il mantenimento del proprio potere; un potere che per essere mantenuto, ha bisogno del consenso.
Questo modo di intendere la politica è stato anche definito "politica barometrica"; ogni giorno si guardano i sondaggi, si vede cosa vuole la gente e glielo si dà o meglio sarebbe dire, glielo si promettte.
Per alcuni, questo tipo di far politica non può portare a buoni risultati, perché a volte le scelte migliori sono quelle che portano risultati più in là nel tempo, mentre il consenso lo si guadagna maggiormente con azioni immediate.
Il giudice della politica ovvero l'elettorato, preferisce un uovo oggi, piuttosto che una gallina domani, tanto più ha bisogno di quell'uovo.

Questo stile di fare politica, inaugurato da Blair in Regno Unito, ma anche da Berlusconi in Italia, ha avuto un'evoluzione nella " politica dei bluff "; si fa credere all'elettore di avergli dato quello che chiedeva.

E' una politica diventata marketing in cui più che la bontà delle scelte fatte, conta l'abilità con cui so vendertele affinché possa guadagnarmi il tuo consenso.
Al momento in cui sto scrivendo, un buon esempio di quanto sto affermando è il Jobs Act; non entro nel merito del provvedimento, qui non sostengo che l'abolizione dell'articolo 18 sia stato un errore, ma ricordo come tale tutela non c'era già per le aziende con meno di 15 dipendenti.

Mi limito a constatare che il Jobs Act, tra le varie conseguenze, ha portato all'abolizione dell'articolo 18, norma ritenuta "non più attuale"; coerentemente con i contenuti del Jobs Act, il provvedimento è stato anticipato da dichiarazioni in cui si sosteneva che l'obiettivo deve essere "di salvare il lavoro, non il posto di lavoro", ribadendo come "il posto fisso non c'è più".
Affermazioni in linea con il provvedimento, ma forse difficili da digerire ad una parte dell'elettorato, in teoria di sinistra, in teoria lo stesso che in passato aveva vigorosamente protestato quando i medesimi provvedimenti erano nella testa dei governi di altri.
Quindi, dov'è il bluff?
Ora, magicamente, i posti di lavoro regolati dal Jobs Act, sono chiamati "posti fissi"; quindi, ad una prima sfogliata dei titoli, il posto fisso c'è ancora e grazie al Jobs Act ne stanno nascendo a iosa.
Ma è proprio così? Ovviamente, la verità è più complessa di quella dei titoli in prima pagina e quando la si trova, scritta bene ed in modo chiaro, è bene incorniciarla; eccola qui, contenuta in un articolo di "La Stampa" del 12/05/2015.




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