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La storia recente della Poljot, attraverso i suoi cataloghi

La Poljot (in russo, Полёт) è anche indicata spesso come "la prima fabbrica di orologi di Mosca (First Moscow Watch Factory)", qual'era la sua denominazione dall'anno della sua fondazione, nel 1930, fino al 1961, quando cambiò il suo nome nell'odierno Poljot, "volo", in omaggio alle imprese di Gagarin.
La denominazione  "la prima fabbrica di orologi di Mosca (First Moscow Watch Factory)", alludeva all'essere stata la prima azienda russa orologiera fondata a Mosca, ma non sarebbe sbagliato correlare quell'aggettivo "prima", anche in riferimento all'importanza ed al prestigio che l'industria ebbe negli anni sovietici ed in quelli che seguirono, fino all'inzio del nuovo millennio.
Verso il 2004, la Poljot, com'era stata fino ad allora, non c'era più, essendosi divisa in diversi marchi, alcuni tutt'ora attivi.
Prima di lei, altre aziende russe, ex-sovietiche, erano fallite, un destino comune a molti, da quel 26 dicembre 1991, che certificò il fallimento dell'Unione Sovietica, intesa come sistema politico, economico e sociale.
La causa di questi fallimenti è riassumibile nel crollo del sostegno statale (a seguito della dissoluzione dell'USSR), in concomitanza con il crollo del mercato interno e del forte calo di quello esterno, che per i primi anni, dal 1988 al 1993 (circa), aveva permesso di fronteggiare i precedenti due fattori.
Tra tutte, Poljot era il marchio più prestigioso, sono suoi gli unici movimenti meccanici russi per cronografi da polso, cioè il Poljot 3017 ed il Poljot 3133.
Come tante altre grandi aziende sovietiche, la Poljot ebbe anni travagliati con il crollare del sistema sovietico (l'USSR si dissolve nel dicembre del 1991), che comportò il cessare degli aiuti statali, ma permise l'attivazione di accordi commerciali con l'estero, sopratutto Italia, Germania, Giappone, Francia, Stati Uniti, mercati in cui vi era grande richiesta di orologi (e non solo) sovietici.
Grazie a questi accordi commerciali, la Poljot potè incrementare l'esportazione dei propri orologi, riuscendo a mantenersi per alcuni anni in un (fragile) equilibrio finanziario, fondato tutte sulle esportazioni, tanto da comportare la creazione nel 1992 della Poljot International,  una società appositamente preposta alla commercializzazione all'estero degli orologi Poljot.
La diminuzione delle esportazioni, la crisi economica che colpì la Russia di Eltsin, misero in forte crisi la Poljot di Mosca, che dovette separarsi della Poljot International e vendere, verso il 2001 i macchinari per la produzione dei movimenti, di cui quelli per la produzione del P3133, furono venduti alla Volmax, una società nel frattempo fondata da alcuni ex dirigenti e tecnici Poljot.
La Volmax è oggi detentrice di numerosi marchi, come Sturmanskie, Aviator e Buran (in precedenza nomi della produzione Poljot) ed assieme ad altre realtà come i Moscow Classics, condivide l'eredità della Poljot, aggiornata ai tempi attuali.

Altro marchio recentemente apparso sulla scena, riconducibile alla Poljot V. GmbH (derivata dalla Poljot International), è quello di Alexander Shorokhoff.

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