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Gli anni della perestrojka

Orologi > Orologi russi > Considerazioni storiche

Arriva ( e finisce) la perestrojka; nuove opportunità e problemi

La Perestrojka irrompe sulla scena sovietica e mondiale, nel 1987, grazie a Michail Gorbaciov.
Dettagliate informazioni sui contenuti della Perestrojka, possono essere letti qui, ma in sintesi possiamo dire che sul fronte economico, si trattava di un insieme di norme che dovevano rendere il sistema economico sovietico più simile al modello occidentale, pur riservando allo Stato il controllo di alcuni settori strategici.
Le riforme economiche introdotte dalla perestrojka dovevano avvicinare ed accompagnare, l'industria sovietica, verso un sistema economico più liberista; purtroppo però, non si riuscì a ben concretizzare tali riforme, che crearono squilibri e resero ancora più fragile la già malata economia sovietica.
Le nuove leggi permisero la nascita degli oligarchi e fecero immergere, impreparata, l'economia sovietica nelle regole economiche occidentali.
La situazione economica assume le condizioni attuali all'arrivo di Eltsin ( 1991 ).

Le aziende ormai ex-sovietiche si trovarono ad operare:

  • in un mercato aperto alla concorrenza, anche estera, prive di finanziamenti pubblici
  • nella necessità di vendere i propri prodotti, per finanziare la propria  struttura, esattamente come le altre aziende occidentali.

In questa situazione, molto difficile, vi furono anche aspetti positivi:

  • accresciuto interesse nel mondo, per gli orologi russi
  • possibilità per le case di orologi russi, di esportarli senza contingentamenti; si aprivano nuove opportunità


Arrivano il 1988 / 1989 e l'inizio deli anni '90; l'industria degli orologi russi cambia
L'inizio degli anni '90, ma più precisamente già dal 1988/1989, videro un grande interesse verso gli orologi russi; un interesse che le aziende sovietiche riuscirono a soddisfare, in virtù della proprio capacità produttiva e delle scorte di movimenti e parti accumulate negli anni precedenti.
Al concretizzarsi di questo interesse, contribuirono anche gli accordi commerciali e di joint venture, resi possibili dalle novità introdotte dalla perestrojika.
Aziende di diversi paesi, firmarono accordi per importare nel proprio paese produzioni sovietiche; la Ars Mundi in Germania, Mirabilia in Italia, già alla fine degli anni '90, Time Pieces per gli U.S.A. per citarne qualcuna.
In molti casi, questi accordi commerciali portano anche alla creazione di nuovi modelli, sviluppati tenendo conto delle richieste del pubblico o direttamente disegnati dagli importatori; tra i vari esempi, cito il Boctok 3133.
Nei primi anni '90, fine anni '80, la produzione russa può essere divisa in due categorie:
  • orologi già presenti a catalogo in epoca sovietica
  • nuove produzioni, a loro volta catalogabili in:
    • produzioni disegnate su commissione degli importatori e talvolta direttamente da loro assembalte. La maggior parte di queste produzioni avevano richiami al mondo militare sovietico, ma altre cercarono di aprire nuove vie stilistiche; è il caso ad esempio dei Vremia, già di fine anni '80. All'interno di queste produzione, va fatta un'ulteriore importante divisione, dividendo tra le collaborazione "ufficiali" e quelle "all'insaputa del costruttore". Ne parliamo sotto, a proposito delle produzioni "terziste".
    • produzioni disegnate direttamente dalla casa madre

  • Produzioni disegnate su indicazione degli importatori
Le case di orologi russi / sovietici, come la Paketa, Boctok, Poljot, Слава, non avevano una grande conoscenza dei mercati occidentali, i più remunerativi di quegli anni, quelli in cui era diretta la maggior parte della produzione; molto  importante in questi anni, inizio '90, fine anni '80 in Italia, fu quindi il ruolo degli importatori che avevano un fitto dialogo con le case madri, per orientare le nuove produzioni destinate ai propri mercati di competenza.
La maggior parte di queste produzioni, sfruttano l'immaginario collettivo dell'orologio russo/sovietico come orologio essenzialmente militare; robusto, semplice, meccanico, con richiami al mondo militare.
Le eccezioni ci sono, ma non sono molte e non tutte sono certe; su alcuni modelli, non si sa con certezza se sono state il frutto di una collaborazione tra i designer interni delle Case e quelli degli importatori o se sono unicamente il frutto dei centri stile interni.
Tra queste eccezioni, possiamo segnalare sicuramente i Bperm ( Vremia ).
Non sappiamo con certezza quale fu "la matita" che disegnò i Слава California; secondo alcuni, furono disegnati in Italia.
Per quanto riguarda la Boctok, la sua produzione si adattava già bene all'immaginario militare, per cui gli importatori si limitarono a selezionare modelli già in produzione o solo ad evolverli.
La maggior parte delle produzioni disegnate su indicazioni degli importatori, furono cronografi e quindi videro la Poljot come assoluta protagonista, visto che era l'unica azienza ad avere un movimento cronografico in produzione (il Poljot 3133).
La Poljot adotta una politica duale: per motivi di necessità finanziaria, vende ad assemblatori terzi grandi quantità di casse, sfere e movimenti, per la costruzione di cronografi a tema militare, ma dall'altra parte cerca una propria e nuova strada stilistica, che si concretizza per la prima volta in maniera evidente nei Poljot Basilika.
La Poljot, da un lato asseconda la "moda del militare sovietico", ma dall'altro lato cerca di costruirsi una nuova immagine, svincolata dall'idea da ogni stereotipo.

  • Produzioni disegnate dalle Case madri
A fine anni '80, inizio '90, ogni Casa di orologi russi, oltre a collaborare dove possibile, portò avanti propri progetti; molto attiva fu la Poljot iniziò il rinnovo tutta la propria produzione, con modelli più in linea con i gusti europei, nel caso dei Poljot Basilika, mantenendo una forte personalità estetica.
E' di questi anni lo sviluppo di nuove varianti del Poljot 3133.
Questa produzione è ben rappresentata dai cataloghi Poljot.
Il rinnovo estetico della produzione Boctok fu più graduale e radicale; la nascita della Vostok Europe, possiamo dirne che ne fu un frutto.

Sopra a destra, una locandina pubblicitaria, tratta da "OROLOGI E NON SOLO", resa pubblica qui, grazie a Nene.

In alto a sinistra, una pubblicità di Ars Mundi, su una rivista tedesca.

Sotto, abbiamo un ritaglio di La Stampa del 18 aprile 1989, uno dei tanti del periodo, in cui si parla del successo degli orologi russi.

Orologi russi di produzione "terzista"

L'Italia fu la prima nazione in cui si ebbe un forte interesse per gli orologi russi; una vera e propria "moda", che in modo più lento, ma più duraturo, si diffuse nel resto dell'Europa.
In questi anni di grande richiesta, i nuovi modelli di orologi russi fiorirono e possono essere divisi in:
  • orologi, disegnati dalle rispettive case; di tutto questo, c'è traccia nei cataloghi.
  • orologi, frutto di accordi tra gli importatori ed i costruttori; tra i vari, possiamo citare i Vremia ed il Boctok 3133.
  • orologi nati da produzioni realizzate acquisendo stock di componenti dalle case, spesso modificando quadranti originali incompleti. Questi sono modelli di produzione "terzista", realizzati senza nessuna consulenza stilistica o fornendo informative al riguardo alle case madri.
Il confine tra i secondi ed i terzi è sottile, ma c'è.
I Vremia ed i Boctok 3133, per limitarci al mercato italiano, introdussero elementi nuovi nei propri modelli; casse e quadranti.
Dietro questi modelli, c'era un investimento, un progetto, un'idea del prodotto.
Le produzione "terziste", utilizzavano componenti già presenti nella produzione ufficiale; comportavano un investimento molto minore, in termini finanziari e concettuali.
Questi assemblatori terzisti, acquistavano grandi quantità di componenti, casse e movimenti, da utilizzare con quadranti stampati in proprio in Polonia, spesso partendo da quadranti di produzione ufficiali, a volte grezzi.
Le produzioni "terziste" furono possibili:
  • da un lato, per la crisi finanziaria che colpì le aziende di orologi russi a metà degli anni '90; tali difficoltà economiche indussero le aziende a svendere "ai terzisti" notevoli stock di componenti, casse, sfere, quadranti, movimenti; tutto quanto era necessario per produrre nuovi modelli.
  • dall'altro lato, la richiesta di orologi russi era elevata e dava possibilità di vendita anche "ai terzisti", i cui modelli costavano spesso meno rispetto alle produzioni ufficiali.
Oggi, possiamo senz'altro dire che queste produzioni, danneggiarono la fama e la reputazione dell'orologeria russa; i quadranti spesso non brillano per qualità ed il generale gusto estetico è approssimativo, con casse di lusso, che ospitano quadranti di ispirazione militare (assemblavano con ciò che avevano) o loghi commerciali realizzati senza il consenso del detentore dei diritti di riproduzione.
Le industrie di orologi russi non si opposero a queste produzioni, per un insieme di fattori:
  • la vendita dei componenti per queste produzioni "terze", forniva entrate economiche pur se molto minori rispetto alla vendita del prodotto finito; entrate che, nella metà degli anni '90 erano utili, visti le difficoltà finanziarie
  • forse non compresero il danni d'immagine che queste produzioni potevano arrecare al rispettivo marchio o se li compresero, le urgenze del presente risultavano più importanti
La aziende che hanno fornito componenti per la produzione terzista, sono sopratutto la Raketa, successivamente fallita (ed ora risorta) e la Poljot.
La Raketa negli anni passati ha preso le distanze da una specifica produzione, circolante anche in Italia, che recava appunto il marchio Raketa, ma che in seguito è stata disconosciuta dalla Raketa stessa; pare che, negli anni '90, anche gli orologi russi.... erano prodotti all'insaputa dello stesso costruttore....
 
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