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Gli anni dell'era Eltsin

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Gli anni '90 di Eltsin in USSR

L'Unione Sovietica collassò nel 1991 portando ad una forte accelerazione delle riforme economiche di Egor Timurovič Gajdar; una“terapia d’urto” in ambito economico, mirante in appena un anno a trasformare l’economia pianifica sovietica in un’economia libera di mercato.
L'impatto di queste riforme economiche radicali sull'economia della neonata Federazione Russa fu enorme: i prezzi venivano lasciati fluttuare liberamente, in totale contrapposizione con i metodi sovietici, e salirono rapidamente (nel giro di mesi) a livelli insostenibili per buona parte della popolazione; si stima che nel primo trimestre di applicazione del decreto siano saliti di 8-9 volte, mentre entro la fine dell'anno erano giunti a valori fra le 25 e le 100 volte più elevati di quelli dell'inizio dell'anno.
[...]
Le istituzioni esistenti, comunque, vennero abbandonate prima ancora che divenissero funzionanti le strutture legali di una economia di mercato che governasse la proprietà privata, supervisionasse i mercati finanziari, e facesse rispettare la tassazione; tutto ciò accadde nonostante il fatto che mancassero due componenti fondamentali di una macroeconomia, ossia il sistema bancario e il sistema di bilancio statale.
(wikipedia)
Lo Stato cessò di avere un ruolo di controllo, le aziende furono privatizzate ed è in questi anni che nascono i cosiddetti “oligarchi”, cioè uomini d’affari russi che riuscirono ad entrare in possesso di molte aziende del patrimonio industriale sovietico.
Furono anni di incertezza economica, culminati con la forte recessione conseguenza della crisi finanziaria del 1998, accompagnati da una elevata inflazione che tolse potere d’acquisto ai salari; in quegli anni, avere un lavoro poteva non bastare a sfamare la propria famiglia.
Anni, di grandi difficoltà per tanti, di grandi opportunità per alcuni.

Foto della Russia dei contrasti negli anni '90: la richiesta di stipendi più alti da parte di scienziati, una sfilata di moda, la disperazione sociale, i futuri oligarchi Berezovski e Abramovich negli anni '90; per tutte la fonte è il sito English Russia

Nel 2014 in Russia, da parte della fondazione Eltsin, si è riaperto un dibattito su quel periodo (governato da Eltsin) , cercando di esaltare ciò che di positivo portò; la libertà, anche economica, nel senso di diritto di fare impresa.
In pochi minuti potevi aprire un’impresa, la fiscalità era agevolata, si diffusero i commerci.
I lavori tradizionali ed un tempo considerati prestigiosi, cioè quelli nelle discipline tecnico scientifiche, videro crollare la reputazione, oltre che la retribuzione.
Molti lavoratori, venivano pagati con beni di consumo prodotti presso la propria azienda, per rivenderli.
Questo accadde anche per le industrie orologiaie e contribuì alle produzione "terziste" e all'immisione sul mercato di produzioni non ufficiali della casa.
Di fronte alle difficoltà quotidiane, tornò a crescere la piaga dell’alcolismo.
La Russia diventò uno sterminato mercato all’aria aperta (sotto, piazza Luzhniki a Mosca, fonte) in cui chiunque poteva, commerciava con ciò che aveva.
Stessa approccio fu seguito dall'industria orologiera; vi riuscirono sopratutto la Wostok e la Poljot.
A questa situazione, peggiorativa per una vasta porzione di popolazione, riuscì a porre in parte rimedio Putin, a partire dal 1999; e questo è il motivo per cui Putin presso tanti russi, gode ancora di un vasto credito.
Vladimir_Putin" di Kremlin dal www.kremlin.ru. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite kremlin.ru

Foto della Russia dei contrasti negli anni '90; una persona che sfoggia la sua nuova Mercedes, una bimba che suona il violino per chiedere l'elemosina e scene di mercato; negli anni '90, la Russia diventò un enorme mercato all'aperto. Per tutte la fonte è il sito English Russia

La produzione di orologi russi negli anni '90

Gli anni '90 furono anni di grande fermento: tante difficoltà, ma tante opportunità.
A tal proposito, è sintomatico l'entusiasmante comunicato stampo che annunciava la nascita della Cardi Vostok, una delle varie joint-venture nate da collaborazioni tra aziende russe e importatori stranieri
La moda del sovietico che investì l'occidente fu più di una boccata d'ossigeno in una situazione molto difficile per l'economia in generlae.
Ne accenna qualcosa Dmitry Buyalov in questa sua intervista, in cui ricorda l'elevato fatturato raggiunto da Vostok nei primi anni '90.
Nel 1991, l'80% degli orologi russi vengono esportati; è un dato esibito con soddisfazione dal direttore generale di Poljot, Aleksander Samsonov, ma che racconta anche del crollo della domanda interna.
La classe media russa, cercava le produzioni orientali, chi poteva permetterseli gli orologi svizzeri.
Nei primi anni '90 la Poljot investe milioni di rubli in attrezzature, di cui molte forse servirono a poco se utili per la produzione di quarzi, il cui mercato era in mano all'industria orientale.
Altri, come la Slava, fecero investimenti finanziari sbagliati e sparirono molti prima (casi analoghi nell'industria automobilistica).
Le aziende devono fronteggiare la mancanza di una rete di vendita ufficiale nei mercati più ricchi, cioè quello europeo ed americano.
Tutti cercano di diminuire i costi, vengono attuati licenziamenti, ma la mazzata arriva con la forte recessione conseguenza della crisi finanziaria russa del 1998.

Appartengono a questo decennio, le produzioni più celebri, come gli Sturmanskie nelle diverse varianti, diversi modelli di orologi Boctok, nacque la Poljot International.
Furono di questi anni le produzioni commissionate dagli importatori e le cosidette produzione terziste.
La Poljot cerca di competere negli orologi di fascia medio alta, ma sarà una costante restrizione del proprio perimetro commerciale, a cui cercherà di rimediare puntando verso un segmento più redditizio (cioè più di lusso). Alcuni dati che la riguardano:
  • Nel 1990 aveva 6500 dipendenti e produceva 6 milioni di orologi per anno. Nel 2005 ha 450 dipendenti e produce 60 mila orologi.
  • Nel 2000 produce annualmente 250 mila pezzi (fonte: poljot.ru nel 2007), tra orologi meccanici e movimenti (ma Ivan Ksenofontov afferma che erano stati 500 mila nel 2004)

La Boctok ebbe un periodo molto difficile verso la metà degli anni '90: ci fu un decadimento della qualità dei disegni dei quadranti (lontani anni luce dalla bellezza dei quadranti del "periodo della moda") e delle cromature dei komandirskie, nonché l'uscita di nuovi modelli che non incontrarono molto successo.
Da questa situazione difficile, oggi la Boctok è completamente uscita, anche grazie al fatto che l'azienda è sovvenzionata dal governo locale del Tatarstan
Nel 2005 la Boctok impiega 4000 dipendenti (oggi ne ha 450)  e produce un milione di orologi all'anno.

Per molti anni, alcune produzioni della prima metà degli anni '90 non hanno goduto presso molti "sovietofili" di buona fama; questo è una credenza, dovuta ad alcune situazioni specifiche, che ha coinvolto ingiustamente altri modelli.
È vero che:
  • verso la fine della prima metà degli anni '90 in alcuni produzioni Boctok, la cromatura di alcune casse (per i modelli non in acciaio) era di qualità minore e c'è stato un decadimento evidente nel disegno di molti quadranti Boctok
  • le produzioni "terziste", che appartengono esclusivamente a questo decennio, spesso avevano una discutibile estetica, oltre che quadranti di non buona fattura. Come però è stato scritto qui, le produzioni "terziste" non possono essere considerate al 100% originali.
Resta che negli anni '90 le aziende russe adottarono le modifiche per meglio competere nei mercati internazionali (ad esempio con la costituzione, da parte della Poljot, della Poljot International, per la vendita in Europa) ponendo le basi per l'avventura nel nuovo millennio.
Egor Timurovič Gajdar
Yegor Gaidar fu considerata la mente delle riforme economiche adottate negli anni '90 in Russia.
Come accade anche per ogni riforma economico/politica attuale, c'è chi le contesta e chi le appoggia.
Per chi avesse interesse, troverà qui riportato una sorta di testamento politico di Yegor Gaidar, un riassunto dei motivi per cui secondo lui, le riforme che proponeva non erano rimandabili.
Interessante notare come:
  1. emerge la consapevolezza del costo sociale di quelle riforme, ma proprio per il loro peso, si doveva cercare di distribuirle equamente, per evitare che cadessero sulle spalle dei più deboli (cit.)
  2. Yegor Gaidar è consapevole che le aziende russe avranno difficoltà di inserimento nel difficile mercato globale
  3. c'è la denuncia di gruppi autoreferenziali interni, che ostacolavano il progresso, mirando solo ad un proprio tornaconto
  4. si confida in una collaborazione con i partner occidentali, per aiutare l'Unione Sovietica a raggiungere una nuova stabilità sociale ed economica

Come andarono le cose, è stato scritto.
A seguito della privatizzazione delle aziende statali, ogni cittadino russo ricevette delle azioni delle stesse, ma tra la quantificazione economica del valore delle azioni e la ricezione delle stesse passò del tempo che complice l'elevata inflazione, rese insignificante il valore delle azioni stesse, il che permise ai futuri oligarchi di comprarle pagandole una bottiglia di vodka per ognuno.
Questo, in seguito, alimentò la frustrazione della popolazione verso il nuovo corso economico, perché la privatizzazione  era stata percepita come predatoria.
Quello che è certo che i russi entrarono negli anni '90, idolatrando l'Occidente e ne uscirono abbracciando Putin, capace di restituire loro la dignità, come popolo e come persone.
Resterebbe da vedere, se la dignità fu tolta loro da altri russi o se davvero fu "colpa" dell'Occidente...
A lato, dal catalogo Poljot International del 2002 (scansionato) un bellissimo esemplare del cronogorafo meccanico "Gorbatchov" ref. 3133.7776500; simboleggia la trasformazione dell'Unione Sovietica (CCCP) nella Russia.
Sotto, il video di inaugurazione di un locale McDonald's.
C'è chi è contento, perché nei negozi locali c'è carenza di prodotti e chi invece protesta perché un menu costa mezza paga giornaliera media, ma la maggioranza è entusiasta ed affolla il locale.
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